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La Storia di Galentauril ovvero di come nacque e visse la sua giovinezza Korall il Placido

Iniziare a narrare una storia non è mai semplice, soprattutto se si tratta della propria storia; ma, come un giorno mi disse Gillas, menestrello di Belfalas e mio maestro, il modo più semplice per risolvere il problema è cominciare dal principio. Il mio nome, o meglio quello che mi fu dato da chi mi mise al mondo, è Galentauril e nacqui ad Edhellond nell’anno —— della Terza Era. I miei genitori, Taurandir il Solitario e Aerwen Uineniel, facevano parte della popolazione elfica della città  e, pur appartenendo entrambi alla schiatta degli Elfi Silvani, erano però assai diversi l’uno dall’altra, mio padre era impetuoso, avventato ed amava le foreste dell’entroterra più di ogni altra cosa; era infatti assai frequente che vi trascorresse moltissimo tempo cacciando o semplicemente godendosi la vista di luoghi sperduti ed isolati. Mia madre invece, sesta rampolla di una famiglia di abili marinai, amava il mare più di ogni altra cosa ed il suo secondo nome ( figlia di Unienâ, Dea dei Flutti) le venne attribuito quand’era già  adulta per la sua abilità  marinaresca pari ad un elfo maschio, era tranquilla e riflessiva ed in tutto appariva come l’acqua calma durante le belle giornate d’estate. Molti si domandavano come i due avrebbero potuto andare d’accordo, data le diversità  d’inclinazioni e carattere, ma il tempo nonchè la nascita di due figli dimostrò a tutti che, per quanto fossero diversi, il legame che li univa era profondo ed indivisibile. Ho appena introdotto un altro particolare non trascurabile che riguarda la mia famiglia e cioè che avevo una sorella, per giunta gemella. Quando venimmo alla luce parenti ed amici erano curiosi di sapere se, una volta cresciuti, avremmo seguito nostro padre nel suo costante girovagare oppure se avremmo preferito giocare sul molo del traghetto di Edhellond come ogni bambino nato nella famiglia di nostra madre, in realtà  accaddero entrambe le cose. Io, pur essendo un pessimo cacciatore e di carattere mite, amavo al pari di mio padre il fascino degli angoli più nascosti degli Ered Nimrais, gli uomini che li abitavano ci stavano alla larga con cura, cosicché valli e foreste erano tutte nostre e degli animali selvatici. Mia sorella, Nimrosiel, aveva invece la stessa attrazione di nostra madre per l’azzurro oceano, attrazione che però sviluppò studiando accuratamente l’arte arcana dell’Idromanzia, naturalmente molto praticata nella nostra città  nativa, stranamente, il paziente studio che accompagnava questa sua passione, poco si confaceva ai sui modi di fare vivaci ed irruenti. Si può proprio dire che ciascuno di noi aveva ereditato qualcosa da entrambi in nostri genitori.

Purtroppo la nostra vita semplice, ma felice, non era destinata a durare a lungo. Infatti alcuni anni dopo, pochi anche nei termini degli uomini, alcuni Dunedain di Dol Amroth giunsero ad Edhellond chiedendo aiuto a noi Elfi per fronteggiare un assalto dei Corsari di Umbar che stavano devastando le coste di Gondor e mio padre, disprezzando i vili pirati e sempre pronto all’azione, fu il primo ad accogliere la loro richiesta ed a convincere altri ad unirsi alla spedizione. Le preghiere di mia madre, che per l’unica volta in vita mia vidi preoccupata per la sua partenza, non servirono a distoglierlo dall’avventura; quando si imbarcò per far vela verso la terra dei Principi per me e mia sorella non fu molto diverso dal solito, ma per mia madre fu un’esperienza straziante ed anche se come sempre riuscì a controllarsi, la vidi chiaramente mentre si asciugava le lacrime, forse il suo legame con il mare le aveva fatto presagire che non l’avremmo più rivisto.

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