La lettera di Gilvas

Io sono Gilvas figlio di Gauriel e Malibel signori dei Nodlor che mi dettero alla luce nel 2197 sotto un magnifico cielo stellato.

Nell’anno 2741 penetrai all’interno di Goblin Gate con un esercito di coraggiosi per eliminare questi orridi mostri dalle viscere della terra dove essi si sono rifugiati. Purtroppo nonostante un grande successo ed una grande carneficina io caddi prigioniero privato della possibilità  di morire da un colpo alle spalle che mi lasciò svenuto.

In seguito lavorai a lungo nelle profondità della roccia prima come minatore, privato della mia dignità ,poi quando i mostri si accorsero del mio acume,come inventore privato della mia identità . Collaborai con loro non per salvare la mia vita che non tenevo più in nessun conto ma per redigere questa lettera nella forse vana speranza che un giorno giunga alla luce del sole nella mani di qualcuno che sappia farne buon uso, ma mentre la scrivo mi rendi conto che sto mentendo lavorai per loro perché spinto dal desiderio di creare e di forgiare, desiderio che nella mia razza è più forte della vita stessa ed ora scrivo ormai prossimo alla morte per discolparmi e vendicarmi dei miei carcerieri.

Qui nella tenebra privato della luce del sole ho prodotto numerosi gioielli, che gli orchi hanno venduto a caro prezzo accrescendo le loro ricchezze, ma mai armi per non disonorare mio padre che mi insegnò l’antica arte di forgiare e creò Minuel e affinchè non ferissero qualche fratello.

La mia opera più mirabile e allo stesso tempo più disonorevole fu la creazione della porta della camera dei tesori del grande orco che fu la causa della mia morte e quindi della mia liberazione; difatti dopo che l’opera fu terminata mi ammalai di un orrendo morbo che neanche la mia natura immortale poté sconfiggere. Come ricompensa dei miei servigi ottenni di morire solo nella caverna dei ghiacci con al fianco la mia spada non prima che questa venisse spezzata affinché non potesse più nuocere ad altri mostri come già  in passato aveva fatto.

Grazie al mio lavoro e ai miei occhi che si sono adattati col tempo ad una notte senza stelle e senza luna ho carpito molti segreti della tana dei mostri che ora elenco affinché cominci la mia redenzione:

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