Tesoro, sono in dolce attesa dell’Oscuro Gemello …

Qui di seguito troverete l”incipit della campagna “L’Oscuro Gemello” tratta dalla Saga “Morte Sovrana” edita da Giochi Uniti.

Per rispetto dei diritti d”autore non faremo alcun riferimento agli specifici eventi descritti nella saga (seppure in verità  la trama sia stata, in parte, modificata dal sottoscritto) bensì soltanto ai background ed allo sviluppo delle storie personali degli avventurieri.

La baldanzosa compagnia degli avventurieri è così composta:

  • Torag (Glorin), Paladino di Grundinnar
  • Xav, Magus
  • Adonys, Ladro
  • Cleon, Fattucchiere
  • Forgizia, Chierica di Calistria

Buona lettura e buon divertimento !!!

Il vostro adorato, Principe

 

 

Una piazza di un villaggio qualunque fa da proscenio a questa storia.

Una piazza qualunque, di un giorno qualunque.

E’ mattina, fa caldo ma è il caldo di un giorno qualunque quindi è un caldo come tanti.

Avvertite dei rumori ?

Ebbene si, sono degli schiamazzi e provengono proprio dalla piazza del villaggio.

Ci avviciniamo silenziosamente poiché non è bene disturbare chi trascorre con gioia la propria vita.

Gli schiamazzi provengono da alcuni giovani, le loro voci musicali allietano la semplice vita del piccolo villaggio.

Chiacchierano tra l’altro, ascoltiamo per un po’ cosa si dicono per soddisfare un po’ la nostra curiosità .

Vi giuro che è la verità , così mi ha detto ” e di lui mi fido ” dice uno di loro-

Ma piantala stupido, non farti sentire in giro a dire certe idiozie potrebbero pensare che hai perduto il senno afferma un altro.

Smettetela di canzonarmi ! E’ la verità  ! dice irritato il primo.

I ragazzi a quel punto scoppiano all’unisono in una fragorosa risata che lascia senza parole il primo giovane.

In fondo cosa c’è di male a generare un po’ di Speranza in queste giovani menti ?

Hey David. Cos’hai ? Te la sei presa ? Suvvia stavamo solo scherzando ! bofonchia un altro giovane del gruppetto.

I giovani rimangono però interdetti quando l’amico, con la bocca semi spalancata, li osserva incredulo.

Dopo un attimo queste giovani menti si avvedono che invero lo sguardo del loro compagno non li sta guardando direttamente bensì è puntato dritto alle loro spalle.

Al che si voltano ed allora arriva anche per loro il momento di rimanere completamente di stucco.

Un peculiare figuro ha fatto la sua comparsa nella piazza del villaggio.

Indossa un abito da viandante armoniosamente impreziosito da disegni astratti, disegni che grazie ad un sapiente lavoro sartoriale accompagnano lentamente lo sguardo dell’osservatore verso il volto del suo proprietario.

E’ un uomo di circa mezza età , una barba bianca ben tenuta decora un viso aggraziato e vigile.

E’ il viso e l’aspetto di un uomo come tanti, insomma.

Sbagliate.

L’uomo sorride ma è il verde smeraldo degli occhi di una profondità  abissale che riesce a carpire l’attenzione del suo interlocutore, a rendere vana ogni riottosità , a piegare ogni superbia, ad aprire una porta verso l’infinito.

Buongiorno giovanotti ! O dovrei forse dire giovani studenti ? Vedo che portate il simbolo della scuola dei cantori di Lepidstadt, una delle migliori dell’intera regione. Mi trovo quindi davanti a persone importanti ? A future leve canore ? Innanzi ad ugole pronte a narrare le più grandi storie dell’Ustalav ? Ebbene, allora perché non parlate?

I ragazzi, poveri loro, rimangono attoniti, ammutoliti innanzi alla figura da poco materializzatasi davanti a loro quasi fosse uscita dalla mente, un po’ malandrina a dire il vero, di un narratore da quattro soldi.

La loro è emozione autentica, pura, acuta che fa loro restringere le gole e seccare i palati.

E’ emozione che fa girare la testa, è una secchiata in faccia (figurativa si intende) che ha colto di sorpresa questi ragazzi in un giorno qualunque, in un posto qualunque.

Accidenti, devo avervi fatto proprio una brutta impressione ! Ma in fondo questo è indubbiamente dovuto alla mia scarsa educazione, me lo dicevano sempre i miei amici. Mi presento, sono… Sappiamo chi siete, dice infine il ragazzo che abbiamo imparato a conoscere come David.

L’uomo sorride ed osserva per un attimo i giovani dopodiché, dopo essersi prodotto in un cerimonioso inchino, riprende.

Facciamo così, sono molto stanco, il viaggio è stato lungo e tortuoso ma ho ancora tempo. Si, un po’ di tempo. Mi siedo su questa vecchia cassa di legno e mi riposo un poco.

A quel punto i giovani si osservano e fra loro inizia improvvisamente un incessante conciliabolo.

Una schermaglia vocale che fa sorridere l’uomo che, nel frattempo, si è accomodato su una cassa lasciata li chissà  quanto tempo prima da un mercante di passaggio e dimenticata dagli stessi popolani.

Un oggetto di nessuna importanza, in un luogo qualunque, in un giorno qualunque.

La schermaglia vocale dura ancora per qualche istante dopodiché uno dei giovani si avvicina all’uomo e, con tono assai imbarazzato, afferma: possiamo pagare il viaggio ma non possediamo altro, ci dispiace molto, non vorremmo arrecarvi offesa.

Il ragazzo dice questo allungando entrambe le mani che custodiscono qualcosa, poi piano piano le apre rivelando il contenuto: un tesoro incommensurabile.

Una manciata di monete di rame.

L’uomo scruta il misero gruzzolo e sospira.

Il ragazzo a quel punto si rabbuia, si è offeso, pensa, ma prima che possa esprimere il suo pensiero l’uomo il cui sguardo si è fatto lontano dice: Per assai meno avrei perduto la vita.

Dopo un attimo di silenzio lo sguardo dell’uomo si rinvigorisce e quindi afferma: Il tempo è malandrino, miei baldi giovani. Sedetevi qui, proprio vicino a me, ed ascoltate ciò che ho da narrarvi. Il prezzo del viaggio è saldato.

I ragazzi non riescono a credere alle loro orecchie ma non se lo fanno ripetere due volte.

L’uomo intanto estrae dalla sua sacca di pelle uno strumento musicale: un’arpa d’ebano intarsiata.

E’ semplicemente stupenda, uno strumento musicale certamente creato da mani capaci e di grande talento.

Per la seconda volta i giovani rimangono a bocca aperta.

Ottenuta così la completa attenzione dei giovani l’uomo accarezza le corde dell’arpa quasi per solleticarne ulteriormente la curiosità .

Per i giovani quel suono è pura frenesia.

E’ terra, è aria, è acqua ma soprattutto fuoco che divampa i loro spiriti e rischiara il cammino.

E’ consapevolezza che il viaggio sarà  lungo, impervio ma indimenticabile.

Ognuno di loro è cosciente che al termine di quel viaggio saranno cambiati e che potranno finalmente iniziare il loro cammino che li porterà  chissà  dove.

Ma questa è un’altra storia, non ci è concesso raccontare ogni storia, ogni viaggio ma da qualcuno, da qualche parte, dobbiamo pure iniziare. Non credete ?

L’uomo fa un ultimo sorriso dopodiché pizzica una corda dell’arpa, una nota accesa si sprigiona nell’aria quindi finalmente con voce musicale esordisce.

Questo è un luogo qualunque ed oggi è un giorno qualunque ma questa storia inizia in un luogo ed in un giorno precisi poiché così iniziano le storie. Questo è l’unico modo che conosco per raccontare una storia, una buona storia. La mia storia in verità  stava prematuramente giungendo al termine. Il mio passato aveva tracciato segni indelebili tanto profondi che il mio corpo non era stato in grado di sopportarne il peso. Vi racconterò quindi della mia morte e della mia rinascita, della mia unica ragione di vita: l’Opera Imperfetta. Vi narrerò di risate e di lacrime, di passione e di follia, di imprese eroiche, di gesta virtuose, di indicibili cadute, di amicizia, di amore, di tradimento, di morte ma anche e soprattutto di un debito che non potrò mai ripagare anche se possedessi tutte le ricchezze del mondo. Di un debito chiamato Riconoscenza che, peraltro, è uno dei tanti nomi con cui io stesso sono conosciuto, ci sarà  un motivo o no ?

Forse Riconoscenza ha ragione quando afferma che questo è un buon modo per iniziare una storia ma in verità  non è quello che io prediligo.

A mio avviso esiste un unico modo per rendere una storia davvero indimenticabile.

Quel modo è VIVERLA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il Contenuto di queste pagine è di proprietà della Compagnia della Birra